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GUIDO MICHELONI - “MUSICA JAZZ”
“Latitango” del quartetto di Soscia e Jodice presenta invece l'ormai proverbiale connubio tra musica argentina e afroamericana : il quartetto basato sull'interplay fisarmonica-pianoforte-basso-batteria si spinge verso un azzeccato e corposo nuevo tango irrorato da linfa jazzistica, con frequenti uscite solistiche, anche nei brani molto strutturati a firma di Astor Piazzolla; e i classici Otono Porteno, Libertango, Adios nonino non sono mai banali, come invece accade sempre più spesso con i presunti tangueros italici.
GUIDO FESTINESE - “SUONI MODUS”
Il primo lavoro segnalato ha un titolo monello e calzante: Latitango. Lo pubblica la Spasc(h) Records (avete letto bene: è scritto così), etichetta molto attenta a documentare il jazz italiano. Latitango è opera di un formidabile quartetto riunito attorno alle figure di Giuliana Soscia, fisarmonicista e compositrice bella e brava, e Pino Jodice: la comune frequentazione di studi televisivi per una volta ha sortito la cosa giusta, ovvero un progetto dedicato al tango, ed in particolare alla figura suprema di questa musica, l’indimenticabile Astor Piazzolla. Su dieci composizioni sei sono sue: ma le quattro ideate da Iodice e Soscia certo non sfigurano, per impatto, con le note dell’argentino.
GERLANDO GATTO - “A PROPOSITO DI JAZZ”
Chi segue queste pagine sa bene quanto io ami la commistione tra jazz e tango, una commistione che ha dato frutti assai prelibati come dimostrano le incisioni di Astor Piazzola con Gary Burton e Gerry Mulligan. Ecco ora a rinverdire la validità di questa tesi un gruppo made in Italy, “GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE ITALIAN TANGO QUARTET”,che nasce da un’idea della fisarmonicista, pianista e compositrice Giuliana Soscia che oramai da anni collabora con Pino Iodice pianista e compositore jazz, nonché arrangiatore e direttore d’orchestra. L’organico è completato da Francesco Angiuli al contrabbasso e Francesco De Rubeis alla batteria. Il repertorio è interamente incentrato sul tango, ed in particolare sulle composizioni di Astor Piazzola affiancate da quattro originali di cui tre firmati dalla coppia Soscia-Iodice e l’ultimo dal solo pianista. Insomma una prova davvero impegnativa che il gruppo affronta con la dovuta consapevolezza e professionalità vincendo nettamente la sfida: i brani del compositore argentino sono presentati senza nulla perdere della loro originaria carica di drammaticità e coinvolgimento mentre le composizioni originali si inseriscono perfettamente nel tessuto connettivo di un album eccellente.
GIULIANA SOSCIA & PINO JODICE ITALIAN TANGO QUARTET
“Latitango” – Splasc (H) CDH 2521.2
ELIO MARRACCI - “JAZZITALIA”
Questo quartetto, nato da un'idea della fisarmonicista Giuliana Soscia come risultato di un suo particolarissimo percorso artistico e creativo di molti anni, in collaborazione con Pino Jodice pianista e compositore jazz, valente arrangiatore e direttore d'orchestra, si completa con Francesco Angiuli al contrabbasso e Francesco De Rubeis alla batteria. Un repertorio interamente dedicato e ispirato al tango argentino con contaminazioni che spaziano dalla musica classica al jazz fino ad arrivare a sonorità contemporanee.
L'ensemble dall'ottimo curriculum, vincitore di molteplici premi critici a livello internazionale, composto da musicisti che vantano collaborazioni ad altissimi livelli, ha dato vita a più di un ora di musica in cui l'espressione dei materiali tematici è stata arricchita dal dono della sintesi, particolarmente efficace se si vuole arrivare subito al cuore dell'ascoltatore, senza perdere l'efficacia, né la chiarezza del messaggio.
Da quest'opera emerge una band affiatata di indubbia originalità dove il canto spiegato della fisarmonica di Giuliana Soscia, poggia sui morbidi pizzicati del contrabbasso di Francesco Angiuli. Il pianista Pino Jodice sfrutta le doti percussive dello strumento, in concorrenza aperta con il batterista Francesco De Rubeis, musicalissimo elemento trainante del gruppo.
Le dieci tracce che compongono la tracklist di questo CD spaziano da "invenzioni" davvero originali sui brani del leggendario Astor Piazzolla, di cui non potevano mancare, in una versione molto particolare, brani famosi come: "Libertango" e "Adiós nonino", dedicata alla morte del padre, ed alcuni pezzi composti da Soscia - Jodice e arrangiati in modo grintoso e irruento dal napoletano Jodice, come "Seventango" e la title track del disco.
E' un album che si rivela un'ottima amalgama fra tango e musica jazz e costituisce un'opera capace di farsi ascoltare e apprezzare da parte degli amanti di entrambe i generi.
FABIO CIMINIERA - “JAZZ CONVENTION”
Latitango vede all'opera il quartetto guidato da Giuliana Soscia e Pino Jodice, con la pregevole presenza della ritmica ben calibrata, formata da Francesco Angiuli e Francesco De Rubeis. I suoni e le atmosfere del tango, come lasciano intendere il titolo e la denominazione del quartetto, sono i riferimenti principali del disco. L'incontro di pianoforte e fisarmonica viene risolto in modo efficace nella visione orchestrale dagli arrangiamenti di Pino Jodice. I due strumenti, invece di sovrapporsi o limitarsi, vengono gestiti in maniere differenti, dal supporto reciproco a una abile gestione delle armonie alle aperture degli spazi per gli assolo. Il disegno, ben costruito e leggero nella sua disposizione, accompagna lo svolgersi del disco e rende sempre proficuo il dialogo tra le due linee. Il suono del quartetto, grazie alla disposizione degli spazi e all'attitudine ariosa della ritmica, assume un sapore lievemente cameristico. Infatti anche l'apporto di Angiuli e De Rubeis si orienta su una visione analoga e si concentra sugli aspetti melodici ed espressivi, sia con gli interventi con l'archetto del contrabbassista che con l'utilizzo coloristico ed efficace dei piatti e il disegno slegato dalle semplici necessità ritmiche del batterista. Il repertorio si divide in due parti: sono quattro i brani originali composti da Jodice e dalla Soscia e quelli scelti tra le celeberrime melodie del grande maestro argentino. Una rilettura coerente con la scrittura di Piazzolla, aperta da arrangiamenti che permettono, come si diceva, una compresenza proficua ai due strumenti, arricchita da assolo sempre ben calibrati. L'obiettivo del quartetto è quello di rileggere senza stravolgere, di lasciar trasparire la propria personalità attraverso una interpretazione attenta agli accenti e alle melodie. Lo sguardo ampio alle composizioni di Piazzolla viene proseguito dalle composizioni originali, anch'esse legate in modo preciso alle atmosfere del tango. Il nome del quartetto pone con forza l'accento sul tango, ma anche sulla italianità del progetto. Tutte le dualità che vengono solitamente prese in considerazione - ritmo e melodia; improvvisazione e scrittura - e quelle legate alla particolare natura del progetto - linguaggio personale o tradizionale; pianoforte e fisarmonica - vengono superate attraverso lo sviluppo dell'arrangiamento orchestrale dove gli elementi si confrontano senza elidersi, anzi si valorizzano in modo reciproco e portano sempre varietà alla musica presente in Latitango.
Peekaboo - Giuliana Soscia & Pino Jodice:
retrato tanguero L’ultimo lavoro dell’Italian Tango Quartet
OLGA CHIEFFI
Evocativo, a tratti aereo, sempre raffinatissimo l’ultimo lavoro del GiulianaSoscia & Pino Jodice Italian Tango Quartet, completato da Francesco Angiuli al contrabbasso e Francesco De Rubeisalla batteria,“Latitango”, prodotto dalla Splash records, presentato in anteprima campana, presso la cantina settecentesca del Roundmidnight di Gianni Penna a Fisciano(Salerno).Dieci i brani, di cui sei gemme di Astor Piazzolla e quattro originali, schizzaticon un aplomb di sapore cameristico, in particolare Otono Porteno, con Giuliana Soscia all’accordeon, ad incastonare preziosi cammei in solo, entro i tracciati collettivi, in uno sfero sempre perfettamente conchiuso,carico di pathos.Il florilegio di opere di Piazzolla fannoparte del sentire di tutti noi, da un incantevole Libertango, il cui segreto stato completamente svelato nella sua introduzione, in cui la Soscia strega l’ascoltatore proprio nel suo offrirgli troppo facili, e in fondo rassicuranti, appigli transtilistici, calandolo in un ideale momento di sintesi tra i molteplici rimandi che la musicista intende riecheggiare nel suo stile, allo struggente Adios Nonino. Stile alla cui riuscita non sono ovviamente estranei lo spiccato senso della tradizione jazzistica simbolo del personale viaggio del pianistaPino Jodice, alla scoperta di due fortissimi radici popolari, quella argentina e quella nero-americana, di cui il tango di Piazzolla si nutre e trae quel profilo cos marcato. Se l’elemento vincente delle interpretazioni, a volte eccessivamente calligrafiche, stato certamente la ricchezza dell’apparato tematico delle opere di Piazzolla, vivificato dal cimento e dall’invenzione di Pino Jodice, nonchè dalla propensione trasparente per un eloquio diretto, in cui la perizia strumentaleprevalsa sullo scavo concettuale e sulla transidiomicit del repertorio tematico, la forza propulsiva del sentire argentino, quella ripetizione ossessiva in progressione, di alcuni temi, quasi a voler significare che il normale fruitore deve ascoltare più volte quella particolare espressione musicale prima di poterla gustare, viene forse un po’ meno nei brani originali, ove il sentire tanguero, simbolo di quel popolo che si messo finalmente in moto, in viaggio, con la sua musica, viene abilmente mixato con l’idioma del moderno mainstream.
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